Traduzione: una storia d’amore lunga una vita

Ho scritto questo post di getto mentre ero sul treno che da Roma mi riportava a casa dopo il primo weekend del corso di traduzione letteraria di Oblique Studio. Ho sentito la necessità di farlo perché le parole di Leonardo Luccone, Giuseppina Oneto e Cristiana Mennella, che hanno tenuto le prime tre lezioni, continuavano a risuonarmi in testa senza lasciarmi pensare ad altro.

Sì lo so, la traduzione è il mio lavoro da quasi dieci anni, ma io continuo a esserne innamorata come il primo giorno: ogni mattina quando mi alzo sento il mio cuore riempirsi di gioia per quello che faccio.

Certo, ci sono anche le scadenze, la burocrazia, le incertezze, la stanchezza e tanto altro, ma le dimentico facilmente proprio perché sono grata per quello che faccio ogni giorno.

È per questo che ho deciso di raccontarvi come è nato questo mio amore: d’altra parte dovremo pur cominciare a conoscerci in qualche modo.

Le parole prima di tutto

Come vi ho già detto nel mio primo post, tutto è iniziato con le parole, che sono al centro di ogni cosa fin da quando ero una bambina. Poi sono venute le lingue straniere, anche (e soprattutto) grazie a mia madre, che da sempre le insegna e ha saputo trasmettermi la sua grande passione. E infine l’illuminazione.

Sostiene Pereira

Al di là della trama e dell’importanza di questo romanzo, quella che a me è rimasta più impressa è una scena del tutto insignificante che viene descritta con pochissime parole: Pereira passa un’intera notte a tradurre Balzac ed è soddisfatto del risultato del suo lavoro. Fine. A me è bastato questo. Nella mia mente è stato tutto chiaro: si trattava di quello che avrei voluto fare anche io. Sedermi alla mia scrivania e creare ponti tra due lingue diverse.

Lo so, a molti di voi sembrerà strano o perfino ridicolo, ma quell’innamoramento nato dal nulla più di 20 anni fa resiste dentro di me ancora oggi.

Long story short

Cosa è successo qualche anno dopo? Al momento di scegliere quale università frequentare, ho deciso che mi sarei iscritta alla scuola per interpreti e traduttori di Forlì.

La triennale è stata una conferma: era proprio quello che avrei voluto fare nella vita. E poi è stato il momento della specialistica, e nella mia testa è scattato un meccanismo strano. Ho avuto paura: del futuro, del mondo del lavoro, dei possibili sbocchi (che brutta parola poi). Pur sapendo che avrei voluto dedicare la mia vita alla Letteratura, ho scelto di proseguire con la traduzione specialistica. In fondo pur sempre di traduzione si trattava, no?

Scelte importanti

Sono passati 5 anni, l’università è finita e bisogna decidere cosa fare. Buio. Panico. È ancora la mia testa a decidere: cerco un lavoro e lo trovo anche subito. Un lavoro d’ufficio. Ma in quell’ufficio il mio cuore inizia a ribellarsi, a ripetermi ogni giorno che io non ho mai voluto dipendere da nessuno, che ho sempre voluto decidere per me stessa, che ho sempre desiderato fare altro. Testa e cuore hanno lottato per pochi mesi, e alla fine il cuore ha avuto la meglio.

Gli anni della libertà

Era il 2009: è stato l’anno in cui ho deciso di fare il grande salto, di essere responsabile delle mie scelte. È stato l’anno della partita IVA. È stato l’anno in cui tutto è iniziato: finalmente, nel mio piccolo, anche io ero una traduttrice. A pensarci sento ancora le farfalle nello stomaco, le stesse che ho sentito in quel momento.

Da lì è iniziata la ricerca dei primi clienti, sempre accompagnata dalla paura di sbagliare, di non essere mai abbastanza brava. Di certo qualche errore lo avrò commesso, ma sono sempre stata disposta ad ascoltare gli insegnamenti degli altri, a imparare ciò che non conoscevo, pur restando sempre fedele a me stessa e ai miei valori: precisione, puntualità, onestà ed educazione. Certo, ci sono stati alti e bassi, progetti più o meno difficili, valutazioni sbagliate, notti insonni e tantissimo altro. Però non ho mai mollato: è proprio questo il consiglio che voglio dare anche a voi. Se credete in ciò che volete fare della vostra vita portate avanti la vostra scelta con determinazione. Ascoltate i consigli che vi daranno se vi sembreranno giusti, ma non perdete mai di vista l’obiettivo. Impegnatevi ogni giorno, non date nulla per scontato, concentratevi e andate avanti. In fondo si tratta della vostra vita.

Nuovi orizzonti


Lo so, ho già scritto troppo, ma non è finita qui. Le storie d’amore non si accontentano certo di poche parole.

Ve lo ricordate il mio cuore? Proprio lui. Per tanto tempo mi sono occupata esclusivamente di traduzioni tecniche (finanza e contratti: che noia direte, ma anche loro riescono a rendermi felice). Nel tempo libero continuavo a perdermi tra le pagine dei miei romanzi, scappavo nei mondi creati dagli autori che più ho amato. E così il mio cuore è tornato a reclamare i suoi diritti. D’altra parte non può sempre essere la testa a decidere.

Negli ultimi 2 o 3 anni la voglia di immergermi nella Letteratura si è fatta sempre più forte, la traduzione letteraria ha continuato a chiamarmi e alla fine ho risposto al suo canto di sirena.

Ho deciso che alle traduzioni tecniche avrei voluto affiancare quelle letterarie, ma senza improvvisarmi. In fondo c’è sempre qualcosa da imparare. E la strada che porta a migliorarsi nel mio caso è fatta di corsi di formazione. Io ne ho scelti due: il primo è stato quello di minimum fax. Dopo 3 weekend di lezioni il mio cuore è tornato a battere all’impazzata. Mi sono lasciata trasportare in un mondo dal quale ero stata lontana troppo a lungo.

Questo nuovo anno è invece iniziato con il corso di Oblique Studio. E qui il cerchio in un certo senso si chiude.

Perché proprio la traduzione?

Durante la prima lezione Giuseppina Oneto, traduttrice, tra gli altri, di Peter Cameron, ci ha spiegato che lei traduce da sempre per una “necessità interiore”.

Ecco. È proprio così. Io ho dedicato tutti questi anni alla traduzione perché non potrei fare altro. Non vorrei fare altro. Non so se a voi sembra una giustificazione sufficiente, ma per me è la chiave di tutto.

Proprio per questo continuerò a cercare di realizzare il mio sogno: tradurre libri. Magari non solo quelli, perché so benissimo che la concorrenza è tanta e farsi notare per le proprie doti traduttive può apparire impossibile. Ma so anche che il cuore non può essere messo a tacere. So di essere determinata. So di essere capace di impegnarmi fino in fondo. Di essere sempre pronta a migliorare, a imparare, a crescere.

Non so dirvi cosa succederà nei prossimi mesi, so soltanto in cosa spero io: diventare finalmente tutto ciò che ho sempre desiderato.

Che ne dite, vi va di incrociare le dita per me?

***
Soundtrack: Israel Kamakawiwo’ole – Somewhere over the rainbow

2 pensieri riguardo “Traduzione: una storia d’amore lunga una vita

  1. Sostiene Pereira! Vecchia conoscenza 🙂 credo che tu sia molto fortunata: quando lavoro, passione e amore coincidono, la forza che sviluppiamo per tirare avanti anche nei momenti no e la determinazione nel seguire i nostri sogni, sono il fuoco che ci tiene vive! Avanti tutta!

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    1. Esatto, dovremmo concentrarci sempre sulla gratitudine: stiamo realizzando i nostri sogni anziché accettare passivamente quello che ci viene offerto. Avanti tutta! 😉

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