Riprendersi il tempo

Ho una confessione da fare: nelle ultime settimane, complici festività e ponti vari, ho lavorato ben poco. La cosa sorprendente (almeno per me, visto che negli anni ho trasformato il lavoro in una sorta di dipendenza) è che si è trattato di una scelta ben precisa, e non di pura casualità. Ho deciso di mettere a tacere la stacanovista che è in me e di godermi, almeno per una volta, il mio tempo.

Imparare dagli errori

Sono freelance da dieci anni, e di errori ne ho commessi parecchi se penso al modo in cui mi sono ritrovata a gestirmi per lungo tempo. Per paura che il mio lavoro non venisse apprezzato, o anche solo per paura di perdere clienti o di non guadagnare abbastanza, ho lavorato fino a 15 ore al giorno, ho lavorato di notte, nei weekend, durante le feste, mi sono privata delle ferie, del tempo libero e a volte anche del tempo per fare una semplice doccia.

La stanchezza ha iniziato ad accumularsi, ho consegnato progetti che, seppur “formalmente” corretti, non mi soddisfacevano del tutto, ho attraversato periodi in cui vedevo tutto nero perché avevo perso il controllo, ho ceduto al nervosismo e ho avuto atteggiamenti sbagliati verso persone che non lo meritavano, ho trascurato i miei hobby (per un periodo ho addirittura smesso di leggere, e ho anche smesso di preparare dolci e piatti più ricercati, attività che fino a qualche anno fa era la mia principale fonte di svago). In definitiva, mi sono annullata, dedicandomi quasi esclusivamente al mio lavoro, in modo forse morboso e del tutto ingiustificato.

Hai imparato la lezione?

Sì, l’ho fatto, anche per i segnali che il mio corpo ha iniziato a lanciarmi sperando in una reazione da parte mia: emicrania, stanchezza cronica, apatia, capelli sempre più deboli. È proprio così che ho capito dove stavo sbagliando. La lezione che ho imparato suona più o meno così (anche se ancora oggi faccio fatica ad ammetterlo): lavorare in orari improbabili e privarmi del meritato riposo non mi ha resa migliore di nessun altro, né in termini professionali né in termini personali. E di certo non mi ha fatto essere una figlia/madre/compagna/amica attenta e presente, perché ho vissuto di sfuggita alcuni istanti della mia vita familiare, e non ho trascorso abbastanza tempo con amici che invece lo avrebbero meritato. Ma soprattutto, ho trascurato me stessa, mancandomi di rispetto, senza riuscire a essere (per troppo tempo) la persona e la professionista che ho sempre desiderato essere.

Qualcosa è cambiato

Cosa è cambiato allora? Quale consiglio mi sento di dare a chi si trova nella stessa situazione in cui io mi sono trovata per troppo tempo? Il mio consiglio è quello di riprendervi (riprenderci) il tempo. Di certo, non sarà possibile recuperare quello che abbiamo già perso, ma possiamo sfruttare al meglio quello che verrà.

È ovvio, urgenze e contrattempi capitano spesso e volentieri quando si è freelance, ma il segreto è quello di far sì che questi casi non diventino la normalità. Per quanto mi riguarda ho iniziato a dire no alle richieste del venerdì sera per il lunedì mattina, o in ogni caso a dire sì, ma proponendo tempi di consegna diversi, più lunghi e più adatti a me e al mio stile di vita. A volte i clienti accettano, altre volte no, ma adesso i rifiuti non mi pesano più, perché so che anche se guadagnerò qualche euro in meno, sarò una persona più serena, e potrò occuparmi di altri progetti con più leggerezza, e di certo con meno stanchezza addosso.

Altra cosa che ho deciso di ricominciare a fare è viaggiare: non importa che siano viaggi in terre straniere o weekend dietro casa, la cosa fondamentale è ricominciare dopo aver quasi dimenticato come si fa a preparare la valigia e partire senza pensare che il mondo possa crollare in mia assenza.

Sono la prima a riconoscere il valore del duro lavoro, anche perché ho la fortuna di fare un lavoro che amo, ma adesso sono anche convinta del fatto che il riposo sia necessario per lavorare meglio, essere più creativa, più concentrata, più a fuoco, una professionista migliore insomma.

E sapete che c’è? Solo un anno fa mi sarei fatta prendere dal panico per le due settimane di inattività non previste che sono appena trascorse. Stavolta invece ho cavalcato l’onda e me le sono godute fino in fondo: famiglia, amici, ore e ore trascorse al parco con mia figlia, gite fuori porta, nuovi incontri, docce lunghissime e tante, tantissime ore di sonno (forse fin troppe).

Oltre a questa pausa inaspettata, ultimamente sto cercando di seguire un orario di lavoro diverso dal tradizionale 9-18. Quando il sonno me lo consente punto la sveglia alle 5:00 (5:30 al massimo), lavoro fino alle 7:30, porto mia figlia all’asilo, faccio una passeggiata con il mio cane e alle 9:00 sono nuovamente in ufficio. Lavoro fino alle 15:30 (con un’oretta di pausa per il pranzo) e poi basta: passo il pomeriggio con mia figlia, faccio la spesa e tutto il resto. Il tempo libero nel pomeriggio è la nota positiva, quella negativa è il sonno incontrollabile che mi coglie subito dopo aver pranzato. Ma credo che anche in questo caso sia un po’ una questione di abitudine, quindi continuerò a provare ancora per un po’, finché non mi verrà naturale, o finché non morirò di sonno.

Morale della favola? Per quanto mi riguarda la soluzione è stata sperimentare fino a trovare il mio equilibrio, per quanto precario possa essere. Se invece voi siete stati più bravi di me e siete riusciti fin da subito a separare lavoro e vita privata, fatemi sapere come avete fatto, quali sono i vostri segreti inconfessabili: se saranno interessanti li farò miei di sicuro! 😉

***

Soundtrack: Brunori Sas – La vita pensata

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