Uniquique suum: a ognuno il suo modo di tradurre

Come accade per ogni altro lavoro, anche nel mondo della traduzione difficilmente troverete due persone che lavorano esattamente allo stesso modo. Non sto parlando di spazi o di strumenti di lavoro, ma di metodo, vale a dire quell’insieme di procedimenti che ognuno di noi mette in atto per raggiungere un obiettivo, nel nostro caso il testo tradotto.

Con il passare del tempo, ma soprattutto con l’aumentare delle competenze e più in generale dell’esperienza, tutti noi sviluppiamo e affiniamo le nostre tecniche e le nostre abitudini, e appunto il nostro metodo di lavoro. Non si tratta però di un percorso semplice e univoco, e molto spesso chi si trova a muovere i primi passi nel mondo della traduzione si sente spaesato, inadeguato, sprovvisto di una direzione da seguire.

È per questo motivo che oggi voglio provare a raccontarvi qual è il mio metodo, sviluppato in tanti anni di “militanza” nel mondo delle traduzioni tecniche, ma anche quello che ho adottato più di recente per i progetti a cui ho lavorato o a cui sto lavorando in ambito editoriale. In questo caso non si tratta quindi di un metodo vero e proprio, ma di una sorta di “sperimentazione” che con il tempo mi porterà a individuare il mio metodo di lavoro ideale.

Traduzioni tecniche: il mio metodo di lavoro

Come vi ho già raccontato altre volte, mi occupo di traduzioni tecniche (dal francese e dall’inglese) ormai da 10 anni, e sono specializzata in due settori: quello finanziario (prospetti informativi, lettere agli azionisti, bilanci, ecc.) e quello legale (contratti, statuti, atti costitutivi, ecc.).

Spesso e volentieri la gente si stupisce quando dico di lavorare esclusivamente in questi due settori, perché solitamente il traduttore viene visto come qualcuno che si occupa di tutto ciò che gli viene proposto. Io sono invece una convinta sostenitrice dell’importanza della specializzazione, sia per offrire servizi più mirati e testi che siano corretti nella forma e nei contenuti, sia per definire un metodo di lavoro più preciso.

Nel mio caso la scelta di queste due specializzazioni nasce da un interesse personale (per l’economia, facoltà che non ho scelto ai tempi dell’università soltanto perché sono negata per la matematica) e da una propensione a uno specifico modo di scrivere (il famoso “legalese”).

Ma veniamo dunque al mio metodo di lavoro: come affronto i testi che mi vengono assegnati?

Lo confesso, a differenza di qualche anno fa, non leggo mai i testi per intero, perché negli anni ho potuto verificare che i testi appartengono sempre alle stesse tipologie (sia a causa degli standard di settore, sia a causa delle rigide normative imposte ad esempio dall’Unione europea per la stesura di testi finanziari che risultino uniformi agli occhi degli investitori).

Procedo quindi alla prima stesura sfruttando i riferimenti inviati dal cliente (principalmente glossari e memorie di traduzione). Dopo 10 anni ho acquisito la terminologia specifica dei settori di cui mi occupo, e quindi le ricerche che vado a fare online riguardano pochissimi termini che non riconosco fin da subito, o che magari riguardano tipologie di investimenti introdotte solo di recente sul mercato. Avendo fatto mio anche lo stile proprio dei miei settori di specializzazione, mi capita raramente di chiedermi quale sia la consuetudine rispetto alla resa di una determinata frase.

Tutto questo fa sì che la prima stesura scorra via rapida e quasi sempre senza intoppi. Posso quindi procedere alla seconda (e nel mio caso ultima) stesura, durante la quale verifico la corrispondenza esatta di numeri/date/nomi/ecc., l’assenza di errori di traduzione e/o di battitura, e la scorrevolezza generale delle frasi. Come vedete si tratta di un procedimento abbastanza rapido, e il tempo che dedico complessivamente alla traduzione di un testo specifico dipende quasi esclusivamente dal numero di parole di cui quel testo si compone.

L’errore che mi sforzo sempre di non correre è comunque quello di non dare per scontate le mie conoscenze, e quindi nel caso in cui si presenti anche il minimo dubbio su un termine o sulla resa, faccio sempre ricerche approfondite o chiedo direttamente delucidazioni al cliente, perché ovviamente il testo che vado a consegnare deve essere perfetto sotto ogni punto di vista.

Traduzioni in ambito letterario: alla ricerca del mio metodo di lavoro

Eccoci invece alle traduzioni in ambito letterario. Come sapete mi sono avventurata in questo territorio tanto amato quanto sconosciuto solo quest’anno, e quindi quello di cui vi parlerò non è un vero e proprio metodo di lavoro, ma piuttosto un percorso alla ricerca di quel metodo.

A differenza dei testi specialistici di cui mi sono occupata finora, i testi letterari non hanno forme né terminologie prestabilite, e quindi ogni pagina si trasforma in una sorta di corsa nel buio.

Finora mi sono occupata esclusivamente della traduzione di racconti di diverse tipologie (sia ritraduzioni di classici che traduzioni di racconti di autori contemporanei), e non di romanzi, ma l’impegno che ho dovuto mettere in quei racconti credo non si discosti affatto dall’impegno necessario per la traduzione di un intero romanzo.

Per quanto mi riguarda inizio con la lettura integrale del testo, sia per comprenderne il contenuto che per avere una prima infarinata sullo stile e sul tono. Mi è capitato spesso di leggere ad alta voce i passaggi che ritenevo più significativi o che durante la lettura mi erano sembrati avere determinate caratteristiche in termini di suoni e di ritmo.

Procedo quindi alla prima stesura, durante la quale non mi concentro molto sull’esatto significato dei termini (molti li lascio addirittura in lingua originale, evidenziati), ma tendo a rendere la prima impressione che il testo mi ha dato. Il risultato è un testo quasi completamente privo di significato che, se venisse letto da qualcun altro, mi metterebbe probabilmente in cattiva luce. La seconda stesura è quella che mi porta a ricercare i significati dei termini che non conosco, e molto spesso anche di quelli che conosco già, perché nella mia testa suonano in continuazione dei campanelli di allarme che mi dicono “e se non avesse il significato che hai in mente tu?”. A volte è davvero così… In questa fase cerco anche di dare una forma più leggibile alle frasi, mi sforzo di dar loro un senso compiuto nella mia lingua. Se ci sono espressioni o termini che ancora non mi convincono, ancora una volta li evidenzio (ma le evidenziature finali sono ormai ben poche rispetto alla prima stesura).

Ed eccoci alla terza stesura (ancora con il testo originale a fronte): mi concentro prima sulle evidenziature rimaste e le elimino una a una facendo ricerche più approfondite e cercando di giungere a una soluzione che mi soddisfi. Poi ricomincio da capo e verifico di aver tradotto proprio ciò che c’era scritto nel testo originale, verificando che anche il tono e il ritmo siano corretti.

Durante la prima revisione rileggo la mia traduzione e mi soffermo sui punti che non mi sembrano scorrevoli in italiano. Spesso leggo ad alta voce e lancio qualche rapida occhiata al testo originale, se ce n’è bisogno. Durante l’ultima revisione vado invece alla ricerca di refusi o di frasi che non abbiano ancora un senso compiuto (almeno secondo me): si tratta di una lettura lenta, che si concentra su ogni singola parola, a cui faccio seguire un’ultima lettura più rapida che mi dia un’idea del risultato finale.

Trovo comunque che i testi letterari siano dei veri e propri campi minati, perché dietro a ogni termine si nascondono dei mondi sconfinati che molto spesso non si manifestano fin da subito. E dunque l’attenzione deve essere in ogni momento al suo massimo. In questo caso l’esperienza può sì aiutare, ma non sarà lei a servirci le soluzioni giuste su un vassoio d’argento. Saremo noi, soli con la nostra concentrazione e il nostro ragionamento, a dover fare ogni volta uno sforzo in più per far sì che sulla pagina abbia luogo una vera e propria magia.

Come vi dicevo, quello che sto adottando in ambito letterario è comunque un metodo che sto costruendo giorno dopo giorno, anche se immagino che ci vorranno molti altri anni di duro lavoro prima di poterlo definire una vera e propria routine. Mi sono dilungata fin troppo, e quindi adesso giro la domanda a voi: qual è il vostro metodo di lavoro? Siete abitudinari o adottate ogni volta un metodo diverso a seconda del testo che vi trovate di fronte? Raccontatemelo, se vi va, e grazie a tutti voi che avrete avuto la pazienza di leggermi fino a qui! 😉

Clienti che non pagano: come evitarli e cosa fare in caso di fatture non saldate

Se anche voi (come me) siete dei freelance, conoscerete bene la paura che il lavoro che avete svolto non vi venga pagato. Si sa, a volte il mondo del lavoro può essere un posto orribile, e cosi a ogni nuova fattura emessa ci si ritrova a pregare, fare balli propiziatori e chissà che altro nella speranza che a quella fattura corrisponda un bonifico.

Io però devo confessarvi un segreto: lavoro come traduttrice freelance da ormai 10 anni, e non mi è mai capitato che una delle mie fatture non venisse pagata. È vero, non ho milioni di clienti sparsi per il continente, ma è comunque un fatto degno di nota. In tanti mi dicono che sono stata davvero fortunata.

Ma è proprio così? Si tratta soltanto di fortuna o c’è dell’altro dietro? Un po’ di buona sorte dev’esserci per forza di mezzo, ma di certo c’è anche un abbondante pizzico di “prevenzione”. Ora proverò a spiegarvi cosa faccio prima di contattare un nuovo cliente o di accettare nuove collaborazioni che mi vengono proposte. Di certo non saranno consigli rivoluzionari, ma forse potranno aiutare chi non ha mai pensato di tutelarsi in qualche modo.

  1. Analisi del sito Prima di contattare un nuovo cliente mi collego al suo sito e lo analizzo in ogni sua sezione. Ci sono i contatti, il numero di partita IVA? Viene specificato nel dettaglio di cosa si occupa, di quali strumenti si serve, quale sia la sua mission e via dicendo? Il sito è ben fatto? Ha un aspetto professionale o si tratta solo di qualche paginetta malfatta? Certo, l’abito non fa il monaco, ma a volte anche un semplice sito può farci capire molto del cliente con cui abbiamo a che fare.
  2. Ricerche online Il secondo passo consiste nel fare delle approfondite ricerche online. In questa fase seguo un approccio molto libero. Ricerco prima il nome del cliente, poi procedo ad associarlo a parole chiave specifiche che mi permettano di rintracciare commenti sulla sua “reputazione”. Qualche esempio? Nome cliente + opinioni, Nome Cliente + pagamenti, Nome Cliente + cattivo pagatore…e via dicendo. Con il tempo ognuno di voi potrà creare la propria “routine investigativa” a seconda delle proprie necessità.
  3. Strumenti online I traduttori che collaborano con le agenzie (e che quindi si occupano prevalentemente di traduzioni in ambito specialistico) possono ricorrere a un preziosissimo strumento, vale a dire la Blue Board di proz.com. Si tratta di un database all’interno del quale le singole agenzie vengono valutate dai traduttori e dagli interpreti con cui collaborano sulla base di criteri quali validità dei progetti, competenze dei PM e rispetto dei termini di pagamento. Ma mi permetto di darvi un paio di dritte in più. La prima è che l’iscrizione al sito è a pagamento (potete sottoscrivere un abbonamento annuale, ma vi rimando al sito stesso per capire quali siano i servizi inclusi nell’abbonamento). La seconda è: fate attenzione alle date in cui i traduttori o gli interpreti hanno inserito il proprio commento, perché spesso gli ultimi commenti risalgono ad anni precedenti.

Per quanto riguarda le traduzioni in ambito editoriale sono costretta a fare una premessa. Ho iniziato a propormi agli editori solo a partire da quest’anno, e quindi la mia esperienza è più limitata, ma in questi primi mesi ho adottato un approccio simile. Ho fatto ricerche approfondite online, andando a ricercare in particolare i forum in cui i traduttori si scambiano pareri sui propri committenti. E ovviamente non dimentichiamo lo strumento più importante, vale a dire il passaparola con gli altri traduttori. Molto spesso il confronto con i nostri colleghi è lo strumento più prezioso.

Sì, ma se poi, nonostante tutte queste precauzioni, il cliente non paga? Come vi dicevo non ho esperienze dirette in merito, ma ecco cosa farei se dovesse capitare.

Per prima cosa aspetterei qualche settimana, concedendo al mio cliente il beneficio del dubbio. Magari ha dimenticato di pagare la mia fattura, magari non se ne occupa lui direttamente ma il suo commercialista, magari sta attraversando un periodo difficile… Certo, in questo caso sarebbe onesto da parte sua comunicarmelo, ma credo che ognuno di noi abbia attraversato periodi difficili nel corso della propria vita professionale, quindi in alcuni casi sono favorevole a una certa elasticità.

Qualora entro qualche settimana da questo primo contatto non ricevessi risposta o se la promessa di pagamento non venisse mantenuta, passerei probabilmente a una telefonata o a una seconda mail, in cui chiederei di procedere al pagamento con un tono più deciso.

Nel caso in cui il pagamento dovesse continuare a tardare, potrei chiedere al mio commercialista di scrivere al cliente elencando le conseguenze del mancato pagamento, e se anche in questo caso il pagamento non arrivasse, il passo successivo consisterebbe nel contattare un avvocato.

Ora, sappiamo bene che i servizi di un avvocato hanno un costo elevato, e che quindi anche una semplice lettera di diffida potrebbe metterci di fronte a spese non proprio irrisorie. Il mio consiglio è quello di valutare bene le circostanze: se si tratta di una fattura di pochi euro probabilmente la strada migliore sarà quella di rassegnarci a non vedere più quei soldi entrare nelle nostre casse. In tutti gli altri casi la scelta sta a voi. Per quanto mi riguarda, rispetto profondamente il lavoro degli altri ed esigo che anche il mio venga rispettato (come è ovvio che sia), e quindi farei il possibile affinché il cliente mi paghi ciò che mi spetta.

Ricordate però che a monte di tutto questo dovrà esserci un contratto sottoscritto da voi e dal vostro cliente, all’interno del quale vengano specificate le condizioni che disciplinano il vostro rapporto di collaborazione. Leggetelo sempre attentamente e non abbiate paura di fare domande se qualcosa non vi è chiaro, o di contattare il vostro commercialista per avere maggiori informazioni prima di firmare.

Per altre informazioni vi lascio tre suggerimenti:

  1. ACTA è un’associazione nata nel 2004 che si impegna a promuovere la collaborazione tra freelance e a sostenerli dal punto di vista del diritto, di un welfare equo e di un’equa fiscalità;
  2. STRADE è la sezione traduttori editoriali di Slc-Cgil, attiva dal 2016 e finalizzata alla tutela e alla promozione del lavoro dei traduttori che operano in via esclusiva o parziale in regime di diritto d’autore;
  3. AITI è l’Associazione Italiana Traduttori e Interpreti, che dal 1950 promuove il riconoscimento giuridico dei traduttori/interpreti come professionisti e ne tutela gli interessi economici e giuridici.

Spero che i miei suggerimenti possano aiutarvi a prevenire situazioni spiacevoli. Nel mio caso hanno funzionato negli ultimi 10 anni. Non so se continueranno a funzionare per sempre o se le cose cambieranno, ma il consiglio che mi sento di darvi è quello di prestare sempre la dovuta attenzione e di non aver mai paura di far valere i vostri diritti, perché il vostro lavoro è prezioso, così come lo siete voi. Se invece avete voglia di raccontarmi le vostre esperienze o di dare altri consigli preziosi a chi leggerà questo post, vi aspetto nei commenti.

Libri a 180°: un festival letterario a due passi da casa

Non capita tutti i giorni di poter partecipare a un festival letterario a due passi da casa, ma grazie a Giulia Ciarapica, Luca Lisei e al Comune di Sant’Elpidio a Mare (FM) tutto questo sarà possibile dal 17 al 19 maggio.

33 presentazioni, 3 mostre, un concerto, uno spettacolo teatrale, 12 laboratori per bambini, 36 case editrici, 4 hobbisti, 4 librerie, 2 educational e 2 appuntamenti con i blogger: sono alcuni dei numeri con cui spero di convincervi a partecipare. E se non ci sono ancora riuscita, sotto trovate il programma completo e l’elenco degli espositori.

Appuntamenti interessanti e l’opportunità di incontrare tanti appassionati di libri: l’accoppiata vincente per trascorrere un weekend bellissimo in una cornice altrettanto straordinaria. Vi aspetto!

LIBRI A 180° – PROGRAMMA COMPLETO

Sezione “NetWords – PAROLE da RETE” 

17 maggio

ore 21:15

Sala Consiliare (Palazzo Comunale, Piazza Matteotti)

Aspettando Libri a 180° – “IL WEB TRA FAKE, TRASH & LIKE” con:

Sara Dellabella, Romana Ranucci, autrici di Fake republic. La satira politica ai tempi di Twitter

Vittorio Lattanzi, editorialista del giornale satirico on-line Lercio.it e autore di La lercia storia del mondo. I retroscena dell’umanità

Modera Stefania Ceteroni, giornalista

18 maggio

ore 11:00

Sala dei Ritratti (Palazzo Comunale, Piazza Matteotti)

SPEED DATE – I BOOKBLOGGER INCONTRANO GLI EDITORI

Appuntamento con Elena Giorgi, Sara Ricci, Irene Venezia, Valentina Muccichini, Laura Ganzetti, Giulia Ciarapica, Catiuscia Ceccarelli, Serena Vissani, Stefania Farnesi, Luca Pollara.

Editori: Rina Edizioni, Exòrma, Curcio Editore, Divergenze, Geeko, Galaad Edizioni, Augh!

Coordina Stefania Ceteroni, giornalista

Sezione “A LIBRO APERTO”- Incontri con gli autori

18 maggio

Piazza Gramsci

ore 16:00

Stefano Tonietto, Paolo Albani, Paolo Morelli, Mauro Orletti, Spazio Compagnia Extra, conversazione a più voci

Presenta Sara Ricci (editor)

Piazzale Mallio

ore 15:00

Valentina Cebeni, La collezionista di meraviglie (romanzo), Garzanti (Gruppo editoriale Mauri Spagnol S.p.A.), 2018

Presenta Irene Venezia (blogger “Isidereads”)

ore 16:00

I Centri Socio Educativi Riabilitativi dell’Ambito Sociale Territoriale XX presentano il progetto di laboratorio di scrittura creativa “Le storie siamo noi”, 2018

La Serra, Il ladro di galline

La Cittadella del Sole, L’abito perfetto       

Il Girasole, Avventura cercasi

Coordinano gli operatori dei centri

ore 17:00

Luca Baiocchi, La ricetta del bacio perfetto (romanzo), Il Seme Bianco, 2019

Presenta Silvia Bolognini (blogger)

ore 18:00

Roberto Cappelletti, Io e Rocco (romanzo), Albeggi Edizioni, 2018

Presenta Mirko Confaloniera (scrittore, filmaker, giornalista)

Mirko Confaloniera, Io non viaggio in autostrada (racconti di viaggio), Albeggi Edizioni, 2019

Presenta Roberto Cappelletti

ore 19:00

Romana Petri, Pranzi di famiglia (romanzo), Neri Pozza Editore, 2018

Presenta Giulia Ciarapica (scrittrice, blogger)

Sdrucciolo dei Pozzi

ore 15:00

Eleonora Marangoni, Lux (romanzo), Neri Pozza Editore, 2018

Presenta Diletta Pacini (blogger)

ore 16:00

Piergiorgio Viti, Aperto per inventario (poesia / musica), Pequod Edizioni, 2019

Presenta Sandro Apis (Direttore del Centro di Ateneo di Documentazione presso Università Politecnica delle Marche) con Luigi Ferrara (pianista)

ore 17:00

Angelika Riganatou, L’ospite di Olga (romanzo), Pequod Edizioni, 2019

Presenta Pier Paolo Palladino (drammaturgo)

ore 18:00

Alessandro Da Rold, Pecunia non olet (inchiesta / cronaca giudiziaria), Chiarelettere, 2019

Presenta Andrea Braconi (giornalista)

ore 19:00

Nicola Bultrini e Mauro Cicarè, La grande adunanza (graphic novel), Capire Edizioni, 2018

Presenta Renzo Casadei (editore)

Chiostro San Francesco

ore 15:00

Vittoria Iacovella, I rompi scatole (storie / attualità), Armando Curcio editore, 2019

Presenta Francesca Simone (blogger “Una mamma tra i libri”)

ore 16:00

Stefano Corbetta, Sonno bianco (romanzo), Hacca Edizioni, 2018

Presenta Elena Giorgi (blogger “La lettrice geniale”)

ore 17:00

Valentina Di Cesare, L’anno che Bartolo decise di morire (romanzo), Arkadia Editore, 2019

Presenta Catiuscia Ceccarelli (giornalista e blogger “L’Angolo di Key”)

ore 18:00

Olga Annibale e Flavia Capra (CEA La Marina Ecoidee di Porto San Giorgio), Salvo e gli abitanti del mare (educational / ambiente), Giaconi Editore, 2017

Illustrazioni di Maria Luisa Nasini

Presenta Simone Giaconi (editore)

ore 19:00

Luca Tosoni, Dalla cacca allo stallatico. Riflessioni semiserie sull’orto (agricoltura / ricette / aneddoti), Zefiro Edizioni, 2010

Presentano Lorella Quintabà (docente) e Carlo Pagliacci (editore)

Vicolo dei Ponti Oscuri

ore 19:30

Cesare Catà, Libertini libertine. Avventure e filosofie del libero amore da Lord Byron a George Best (saggio), Liberilibri Editrice, 2018

Lezione spettacolo di Cesare Catà, scrittore e performer

Sezione “STORIE NOTE” – Racconti e musica a teatro

18 maggio

Teatro Luigi Cicconi (Corso Baccio)

ore 21:15

Tullio Solenghi in DECAMERON – UN RACCONTO ITALIANO IN TEMPO DI PESTE

In collaborazione con AMAT

Ingresso gratuito

 19 maggio

Piazzale Mallio

ore 15:00

Luca Rinaldi, I nazisti non suonano le campane (thriller storico), Allocco Editori, 2018

Michela Moriggi, Land Army (romanzo storico), Allocco Editori, 2018

Giovanni Carlettoni, Queste tre futili cose: Appunti di uno scrittore in crisi (romanzo), Allocco Editori, 2018

Presentano Valentina Cervellione e Carlo Simonetti (editori)

ore 16:00

Adrián Bravi, L’idioma di Casilda Moreira (racconto), Exòrma Edizioni, 2019

Presenta Laura Ganzetti (blogger “Il tè tostato”)

ore 17:00

Giulia Ciarapica, Una volta è abbastanza (romanzo), Rizzoli (Gruppo Arnoldo Mondadori Editore), 2019

Presenta Elena Giorgi (blogger “La lettrice geniale”)

ore 18:00

Maura Chiulli, Nel nostro fuoco (romanzo), Hacca Edizioni, 2018

Presenta Elena Giorgi (blogger “La lettrice geniale”)

Sdrucciolo dei Pozzi

ore 15:00

Alessio Romano, Ale Di Blasio, Maura Chiulli, Una stanza tutta per loro (ritratti fotografici e letterari), Avagliano Editore, 2018

Presentano Catiuscia Ceccarelli (giornalista e blogger “L’Angolo di Key”)

ore 16:00

Paolo Morelli (postfazione di Paolo Albani), Animali non addomesticabili (racconti), Exòrma Edizioni, 2019

Presenta Stefano Tonietto (scrittore)

ore 17:00

Beatrice Brignone, I nostri corpi come anticorpi (attualità / violenza sulle donne), People, 2019

Presenta Pierpaolo Pierleoni (giornalista)

ore 18:00

Edy Virgili e Tiziana Vitale, Cucina perché ti vuoi bene. Cucinare sano e gustoso in oncologia: dalla ricerca scientifica alla tavola (nutrizione oncologica / gastronomia), Zefiro Edizioni, 2018

Presenta Carlo Pagliacci (editore)

 ore 19:00

Deborah Iannacci “TRIPPAdvisor” (blogger http://www.casatrippa.com), Un anno da Vergara – L’agenda 2019 del Tripponario (agenda / ricettario / costume), Giaconi Editore, 2018

Presenta Simone Giaconi (editore) con ospite a sorpresa

ore 20:00

Giorgio Arcari, Love songs. Le storie custodite dalle canzoni d’amore (saggio / musica), AIEP Editore, 2019

Presenta Giorgio Arcari con I Double Neck

 Chiostro San Francesco

ore 15:00

Carlo Giuseppe Gabardini, Churchill il vizio della democrazia (saggio / drammaturgia), Rizzoli (Gruppo Arnoldo Mondadori Editore), 2019

Presenta Giulia Ciarapica (scrittrice, blogger)

ore 16:00

Mario Elisei, Il no disperato (romanzo), Liberilibri Editrice, 2018

Presenta Michele Silenzi (editore)

ore 17:00

Davide Grittani, La rampicante (romanzo), LiberAria Edizioni, 2018

Presentano Umberto Piersanti (poeta, scrittore, docente universitario e presidente del Centro Mondiale di Poesia e Cultura “Giacomo Leopardi”) e Giulia Ciarapica (scrittrice, blogger)

ore 18:00

Jonathan Arpetti e Christina B. Assouad, Leopardi si tinge di nero (giallo poliziesco), Fanucci Editore, 2018

Presenta Francesca Simone (blogger “Una mamma tra i libri”)

ore 18:00

Teatro Luigi Cicconi (Corso Baccio)

Orchestra Sinfonica Abruzzese

MusAnima

Concerto – ingresso con contributo di cortesia 1,00 €

ore 19:00

La Banda degli Arancioni – Classi 4^A e 4^B scuola primaria capoluogo ISC Sant’Elpidio a mare, Storie da mangiare… per essere felici. Racconti di bambini per bambini (progetto scolastico) inedito, 2019

Presentano Jonathan Arpetti e Christina B. Assouad (scrittori e curatori del progetto)

 

Sezione “DELL’ULTIMO ORIZZONTE” – Mostre

18 maggio

(orari di inaugurazione)

ore 17:00

Biglietteria Teatro Cicconi

Riecheggiare

Personale di Cleofe Ramadoro

ore 17:30

Piazzale Cesare Battisti

Una stanza tutta per loro. Cinquanta ritratti di scrittrici contemporanee

Mostra fotografica di Alessio Romano e Ale Di Blasio

ore 18:00

Pinacoteca Civica Vittore Crivelli

Prospettive di notte

Mostra fotografica di Riccardo Turtù

Le mostre saranno visitabili fino a domenica 26 maggio

ELENCO ESPOSITORI

CASE EDITRICI

66thand2nd (Roma)

AIEP Editore (Repubblica di San Marino)

Aguaplano (Perugia)

Allocco Editori (Brescia)

Alter Ego + Augh! Edizioni (Viterbo)

Amos Edizioni (Abruzzo)

Armando Curcio editore (Roma)

Aurora Edizioni (Vallelaghi TN)

Caosfera Edizioni (Vicenza)

Capire Edizioni (Forlì)

D’Abruzzo Edizioni Menabò (Ortona PE)

Divergenze Casa Editrice (Belgioioso PV)

Edizioni Ensemble (Roma)

Edizioni Il Viandante (Chieti)

Edizioni Leima (Palermo)

Edizioni Tlon (Roma)

Elleboro Editore (Bologna)

Exòrma Edizioni (Roma)

Franco Cesati Editore (Firenze)

Funambolo Edizioni (Rieti)

Galaad Edizioni (Giulianova TE)

Geeko Editor (Roma)

Giaconi Editore (Recanati MC)

Hacca Edizioni (Matelica MC)

Ianieri Edizioni (Pescara)

Italic Pequod (Ancona)

Lavieri Edizioni (Santa Maria Capua Vetere CE)

Le Mezzelane Casa Editrice (Santa Maria Nuova AN)

Liberilibri Editrice (Macerata)

Lorusso Editore (Roma)

Miraggi Edizioni (Torino)

Narratè (Milano)

Rina Edizioni (Roma)

Seri Editore (Macerata)

Spartaco Edizioni (Santa Maria Capua Vetere)

Tempesta Editore (Trevignano Romano RM)

Zefiro Edizioni (Fermo)

HOBBISTI a tema letterario

Lampade NimbiN (Casette d’Ete – Sant’Elpidio a mare FM)

Le cosette di Mari (Porto San Giorgio FM)

Le Nasute (Osimo AN)

Verabag (Civitanova Marche MC)

LIBRERIE

Il Gatto con gli Stivali (Porto Sant’Elpidio FM)

Oh che Bel Castello – libreria e giocattoleria (Osimo AN)

ANTIQUARIATO LIBRARIO

Albicocco di curaro – antiquariato e libri usati (Chieti)

Il tarlo (Passo di Treia MC)

EDUCATIONAL

Centri Socio Educativi Riabilitativi Ambito Territoriale Sociale XX – laboratorio Le storie siamo noi (Porto Sant’Elpidio, Sant’Elpidio a mare e Monte Urano FM) Clementoni (Recanati MC)

Riprendersi il tempo

Ho una confessione da fare: nelle ultime settimane, complici festività e ponti vari, ho lavorato ben poco. La cosa sorprendente (almeno per me, visto che negli anni ho trasformato il lavoro in una sorta di dipendenza) è che si è trattato di una scelta ben precisa, e non di pura casualità. Ho deciso di mettere a tacere la stacanovista che è in me e di godermi, almeno per una volta, il mio tempo.

Imparare dagli errori

Sono freelance da dieci anni, e di errori ne ho commessi parecchi se penso al modo in cui mi sono ritrovata a gestirmi per lungo tempo. Per paura che il mio lavoro non venisse apprezzato, o anche solo per paura di perdere clienti o di non guadagnare abbastanza, ho lavorato fino a 15 ore al giorno, ho lavorato di notte, nei weekend, durante le feste, mi sono privata delle ferie, del tempo libero e a volte anche del tempo per fare una semplice doccia.

La stanchezza ha iniziato ad accumularsi, ho consegnato progetti che, seppur “formalmente” corretti, non mi soddisfacevano del tutto, ho attraversato periodi in cui vedevo tutto nero perché avevo perso il controllo, ho ceduto al nervosismo e ho avuto atteggiamenti sbagliati verso persone che non lo meritavano, ho trascurato i miei hobby (per un periodo ho addirittura smesso di leggere, e ho anche smesso di preparare dolci e piatti più ricercati, attività che fino a qualche anno fa era la mia principale fonte di svago). In definitiva, mi sono annullata, dedicandomi quasi esclusivamente al mio lavoro, in modo forse morboso e del tutto ingiustificato.

Hai imparato la lezione?

Sì, l’ho fatto, anche per i segnali che il mio corpo ha iniziato a lanciarmi sperando in una reazione da parte mia: emicrania, stanchezza cronica, apatia, capelli sempre più deboli. È proprio così che ho capito dove stavo sbagliando. La lezione che ho imparato suona più o meno così (anche se ancora oggi faccio fatica ad ammetterlo): lavorare in orari improbabili e privarmi del meritato riposo non mi ha resa migliore di nessun altro, né in termini professionali né in termini personali. E di certo non mi ha fatto essere una figlia/madre/compagna/amica attenta e presente, perché ho vissuto di sfuggita alcuni istanti della mia vita familiare, e non ho trascorso abbastanza tempo con amici che invece lo avrebbero meritato. Ma soprattutto, ho trascurato me stessa, mancandomi di rispetto, senza riuscire a essere (per troppo tempo) la persona e la professionista che ho sempre desiderato essere.

Qualcosa è cambiato

Cosa è cambiato allora? Quale consiglio mi sento di dare a chi si trova nella stessa situazione in cui io mi sono trovata per troppo tempo? Il mio consiglio è quello di riprendervi (riprenderci) il tempo. Di certo, non sarà possibile recuperare quello che abbiamo già perso, ma possiamo sfruttare al meglio quello che verrà.

È ovvio, urgenze e contrattempi capitano spesso e volentieri quando si è freelance, ma il segreto è quello di far sì che questi casi non diventino la normalità. Per quanto mi riguarda ho iniziato a dire no alle richieste del venerdì sera per il lunedì mattina, o in ogni caso a dire sì, ma proponendo tempi di consegna diversi, più lunghi e più adatti a me e al mio stile di vita. A volte i clienti accettano, altre volte no, ma adesso i rifiuti non mi pesano più, perché so che anche se guadagnerò qualche euro in meno, sarò una persona più serena, e potrò occuparmi di altri progetti con più leggerezza, e di certo con meno stanchezza addosso.

Altra cosa che ho deciso di ricominciare a fare è viaggiare: non importa che siano viaggi in terre straniere o weekend dietro casa, la cosa fondamentale è ricominciare dopo aver quasi dimenticato come si fa a preparare la valigia e partire senza pensare che il mondo possa crollare in mia assenza.

Sono la prima a riconoscere il valore del duro lavoro, anche perché ho la fortuna di fare un lavoro che amo, ma adesso sono anche convinta del fatto che il riposo sia necessario per lavorare meglio, essere più creativa, più concentrata, più a fuoco, una professionista migliore insomma.

E sapete che c’è? Solo un anno fa mi sarei fatta prendere dal panico per le due settimane di inattività non previste che sono appena trascorse. Stavolta invece ho cavalcato l’onda e me le sono godute fino in fondo: famiglia, amici, ore e ore trascorse al parco con mia figlia, gite fuori porta, nuovi incontri, docce lunghissime e tante, tantissime ore di sonno (forse fin troppe).

Oltre a questa pausa inaspettata, ultimamente sto cercando di seguire un orario di lavoro diverso dal tradizionale 9-18. Quando il sonno me lo consente punto la sveglia alle 5:00 (5:30 al massimo), lavoro fino alle 7:30, porto mia figlia all’asilo, faccio una passeggiata con il mio cane e alle 9:00 sono nuovamente in ufficio. Lavoro fino alle 15:30 (con un’oretta di pausa per il pranzo) e poi basta: passo il pomeriggio con mia figlia, faccio la spesa e tutto il resto. Il tempo libero nel pomeriggio è la nota positiva, quella negativa è il sonno incontrollabile che mi coglie subito dopo aver pranzato. Ma credo che anche in questo caso sia un po’ una questione di abitudine, quindi continuerò a provare ancora per un po’, finché non mi verrà naturale, o finché non morirò di sonno.

Morale della favola? Per quanto mi riguarda la soluzione è stata sperimentare fino a trovare il mio equilibrio, per quanto precario possa essere. Se invece voi siete stati più bravi di me e siete riusciti fin da subito a separare lavoro e vita privata, fatemi sapere come avete fatto, quali sono i vostri segreti inconfessabili: se saranno interessanti li farò miei di sicuro! 😉

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Soundtrack: Brunori Sas – La vita pensata

Perdersi di vista

Un’assenza durata un po’ troppo la mia. Lo ammetto, mi sono lasciata trascinare dagli eventi, mi sono lasciata sopraffare dagli impegni e ho perso di vista lo scorrere del tempo.

Le ultime settimane sono state difficili: ho cercato di incastrare lavoro, famiglia e nuovi progetti accumulando un impegno dopo l’altro e all’improvviso mi sono ritrovata senza fiato, spaesata. Ho fatto fatica a riconoscermi guardandomi allo specchio: ho riconosciuto l’impegno e la voglia di fare, quelli sì, ma io dov’ero?

Da qualche tempo ho iniziato a ragionare seriamente sulla persona che sono e su quella che mi piacerebbe diventare, e ho capito che alla base di tutto c’è una sola certezza: non dedico abbastanza tempo a me stessa. E non parlo di un tempo fatto di minuti, di ore, di settimane, perché lavorando da freelance il tempo materiale che trascorro sola con me stessa è davvero molto.

Parlo di attenzioni, di piccoli gesti quotidiani dedicati soltanto a me stessa al solo scopo di stare meglio, di vedermi meglio, di percepirmi con maggiore consapevolezza. E invece no, metto sempre per primi i doveri: di professionista, di madre, di compagna e via dicendo.

Che poi alla fine sono anche brava: se non pensassi al disordine di cui spesso mi rendo colpevole, per il resto potrei sembrare quasi capace di gestire tutto. I lavori consegnati sempre in tempo, i vestiti sempre lavati, la spesa sempre fatta.

Ma allora perché non riesco a raggiungere un equilibrio sano quando si tratta di me? Perché ho sempre la sensazione di essere sulla strada dell’autodistruzione? Il problema è che non riesco a creare delle abitudini sane, non riesco a impormi ogni giorno di fare sport, o anche solo una camminata, anche se il mio corpo mi chiede aiuto in ogni momento. Non riesco a mangiare in modo più sano e organizzato nonostante sia questo uno dei miei desideri più grandi. Riesco a prendermi cura degli altri ma non di me stessa, che assurdità.

Non lo so, forse la mia è soltanto pigrizia, o forse non ne sono davvero capace, ma se riesco a raggiungere risultati in altri ambiti della mia vita perché non dovrei riuscirci anche in questo caso? Certo, la mente umana è complicata e o non sono stata mai brava a entrare in contatto con il mio io più profondo, ma da oggi voglio almeno provarci. Perché in fondo a che serve impegnarsi ogni giorno per raggiungere risultati anche importanti se poi non stiamo bene con noi stessi?

E questa è anche una richiesta di aiuto: quali sono i vostri segreti per sentirvi bene, come riuscite a fare ogni giorno qualcosa che vi faccia stare in pace con voi stessi? Come riuscite a essere costanti? Come fate a non perdervi mai di vista? E se invece come me non siete affatto capaci di farlo…quale pensate possa essere il punto di partenza per migliorare? Raccontatemi i vostri segreti: chissà che non funzionino anche per me.

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Soundtrack: Afterhours – Quello che non c’è

Traduzione: una storia d’amore lunga una vita

Ho scritto questo post di getto mentre ero sul treno che da Roma mi riportava a casa dopo il primo weekend del corso di traduzione letteraria di Oblique Studio. Ho sentito la necessità di farlo perché le parole di Leonardo Luccone, Giuseppina Oneto e Cristiana Mennella, che hanno tenuto le prime tre lezioni, continuavano a risuonarmi in testa senza lasciarmi pensare ad altro.

Sì lo so, la traduzione è il mio lavoro da quasi dieci anni, ma io continuo a esserne innamorata come il primo giorno: ogni mattina quando mi alzo sento il mio cuore riempirsi di gioia per quello che faccio.

Certo, ci sono anche le scadenze, la burocrazia, le incertezze, la stanchezza e tanto altro, ma le dimentico facilmente proprio perché sono grata per quello che faccio ogni giorno.

È per questo che ho deciso di raccontarvi come è nato questo mio amore: d’altra parte dovremo pur cominciare a conoscerci in qualche modo.

Le parole prima di tutto

Come vi ho già detto nel mio primo post, tutto è iniziato con le parole, che sono al centro di ogni cosa fin da quando ero una bambina. Poi sono venute le lingue straniere, anche (e soprattutto) grazie a mia madre, che da sempre le insegna e ha saputo trasmettermi la sua grande passione. E infine l’illuminazione.

Sostiene Pereira

Al di là della trama e dell’importanza di questo romanzo, quella che a me è rimasta più impressa è una scena del tutto insignificante che viene descritta con pochissime parole: Pereira passa un’intera notte a tradurre Balzac ed è soddisfatto del risultato del suo lavoro. Fine. A me è bastato questo. Nella mia mente è stato tutto chiaro: si trattava di quello che avrei voluto fare anche io. Sedermi alla mia scrivania e creare ponti tra due lingue diverse.

Lo so, a molti di voi sembrerà strano o perfino ridicolo, ma quell’innamoramento nato dal nulla più di 20 anni fa resiste dentro di me ancora oggi.

Long story short

Cosa è successo qualche anno dopo? Al momento di scegliere quale università frequentare, ho deciso che mi sarei iscritta alla scuola per interpreti e traduttori di Forlì.

La triennale è stata una conferma: era proprio quello che avrei voluto fare nella vita. E poi è stato il momento della specialistica, e nella mia testa è scattato un meccanismo strano. Ho avuto paura: del futuro, del mondo del lavoro, dei possibili sbocchi (che brutta parola poi). Pur sapendo che avrei voluto dedicare la mia vita alla Letteratura, ho scelto di proseguire con la traduzione specialistica. In fondo pur sempre di traduzione si trattava, no?

Scelte importanti

Sono passati 5 anni, l’università è finita e bisogna decidere cosa fare. Buio. Panico. È ancora la mia testa a decidere: cerco un lavoro e lo trovo anche subito. Un lavoro d’ufficio. Ma in quell’ufficio il mio cuore inizia a ribellarsi, a ripetermi ogni giorno che io non ho mai voluto dipendere da nessuno, che ho sempre voluto decidere per me stessa, che ho sempre desiderato fare altro. Testa e cuore hanno lottato per pochi mesi, e alla fine il cuore ha avuto la meglio.

Gli anni della libertà

Era il 2009: è stato l’anno in cui ho deciso di fare il grande salto, di essere responsabile delle mie scelte. È stato l’anno della partita IVA. È stato l’anno in cui tutto è iniziato: finalmente, nel mio piccolo, anche io ero una traduttrice. A pensarci sento ancora le farfalle nello stomaco, le stesse che ho sentito in quel momento.

Da lì è iniziata la ricerca dei primi clienti, sempre accompagnata dalla paura di sbagliare, di non essere mai abbastanza brava. Di certo qualche errore lo avrò commesso, ma sono sempre stata disposta ad ascoltare gli insegnamenti degli altri, a imparare ciò che non conoscevo, pur restando sempre fedele a me stessa e ai miei valori: precisione, puntualità, onestà ed educazione. Certo, ci sono stati alti e bassi, progetti più o meno difficili, valutazioni sbagliate, notti insonni e tantissimo altro. Però non ho mai mollato: è proprio questo il consiglio che voglio dare anche a voi. Se credete in ciò che volete fare della vostra vita portate avanti la vostra scelta con determinazione. Ascoltate i consigli che vi daranno se vi sembreranno giusti, ma non perdete mai di vista l’obiettivo. Impegnatevi ogni giorno, non date nulla per scontato, concentratevi e andate avanti. In fondo si tratta della vostra vita.

Nuovi orizzonti


Lo so, ho già scritto troppo, ma non è finita qui. Le storie d’amore non si accontentano certo di poche parole.

Ve lo ricordate il mio cuore? Proprio lui. Per tanto tempo mi sono occupata esclusivamente di traduzioni tecniche (finanza e contratti: che noia direte, ma anche loro riescono a rendermi felice). Nel tempo libero continuavo a perdermi tra le pagine dei miei romanzi, scappavo nei mondi creati dagli autori che più ho amato. E così il mio cuore è tornato a reclamare i suoi diritti. D’altra parte non può sempre essere la testa a decidere.

Negli ultimi 2 o 3 anni la voglia di immergermi nella Letteratura si è fatta sempre più forte, la traduzione letteraria ha continuato a chiamarmi e alla fine ho risposto al suo canto di sirena.

Ho deciso che alle traduzioni tecniche avrei voluto affiancare quelle letterarie, ma senza improvvisarmi. In fondo c’è sempre qualcosa da imparare. E la strada che porta a migliorarsi nel mio caso è fatta di corsi di formazione. Io ne ho scelti due: il primo è stato quello di minimum fax. Dopo 3 weekend di lezioni il mio cuore è tornato a battere all’impazzata. Mi sono lasciata trasportare in un mondo dal quale ero stata lontana troppo a lungo.

Questo nuovo anno è invece iniziato con il corso di Oblique Studio. E qui il cerchio in un certo senso si chiude.

Perché proprio la traduzione?

Durante la prima lezione Giuseppina Oneto, traduttrice, tra gli altri, di Peter Cameron, ci ha spiegato che lei traduce da sempre per una “necessità interiore”.

Ecco. È proprio così. Io ho dedicato tutti questi anni alla traduzione perché non potrei fare altro. Non vorrei fare altro. Non so se a voi sembra una giustificazione sufficiente, ma per me è la chiave di tutto.

Proprio per questo continuerò a cercare di realizzare il mio sogno: tradurre libri. Magari non solo quelli, perché so benissimo che la concorrenza è tanta e farsi notare per le proprie doti traduttive può apparire impossibile. Ma so anche che il cuore non può essere messo a tacere. So di essere determinata. So di essere capace di impegnarmi fino in fondo. Di essere sempre pronta a migliorare, a imparare, a crescere.

Non so dirvi cosa succederà nei prossimi mesi, so soltanto in cosa spero io: diventare finalmente tutto ciò che ho sempre desiderato.

Che ne dite, vi va di incrociare le dita per me?

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Soundtrack: Israel Kamakawiwo’ole – Somewhere over the rainbow

Sono i libri a trovare i lettori?

È da un po’ che questo pensiero cerca di farsi strada nella mia testa, eppure non sono mai riuscita a definirlo in modo più preciso. Ci ho girato attorno più volte senza mai arrivare a una conclusione sensata: mi sfuggivano le parole, non ero in grado di dare una forma a un concetto così grande.

Un paio di giorni fa ho partecipato all’Arto Paasilinna Memorial Tour alla libreria Kindustria di Matelica. Valerio Millefoglie, l’ideatore del tour, ha dato voce ai lettori di questo autore finlandese chiedendosi come lo avessero scoperto, cosa stesse succedendo nelle loro vite durante la lettura dei suoi romanzi. È proprio ascoltando le voci e le storie di quelle persone che ho capito che nella maggior parte dei casi sono proprio i libri a trovarci e a sceglierci come loro lettori.

Forse capita soltanto a me, ma i libri non arrivano mai per caso nella mia vita. Aspettano il momento giusto e poi finiscono tra le mie mani. Non importa che sia io a pescarli dalla mia libreria o da quella dei miei genitori, che sia qualcun altro a prestarmeli o (più raramente, ahimè) a regalarmeli. Loro arrivano in un momento specifico della mia vita e mi folgorano. Mi capita spesso di pensare “queste pagine stanno davvero parlando a/di me”: a volte è una tema, altre volte è un personaggio, un dialogo, un’ambientazione, una sensazione…poco importa. I miei pensieri sono lì dentro, li sento appartenermi, aiutarmi a capire me stessa o chi fa parte della mia vita. Sembrano dirmi come affrontare una situazione, come risolvere un problema. E ogni volta che questo accade non posso fare a meno di stupirmi della magia della letteratura e di ringraziare chi ha scritto quelle pagine.

Ciò che più conta è essere disposti ad ascoltare

Il segreto sta tutto lì: in quanto lettori dobbiamo farci trovare pronti ad accogliere quella magia e metterci in ascolto. È un po’ come nella vita reale: per accorgerci delle piccole cose che incontriamo sul nostro percorso dobbiamo essere predisposti ad accogliere e accettare. Magari veniamo attirati da una copertina particolare, o ne sentiamo parlare in radio o alla tv, leggiamo una recensione su un quotidiano, su un blog o su Instagram: fatto sta che proprio quel libro che ci serviva trova proprio noi nel momento esatto in cui ne avevamo più bisogno. Non importa che sia un momento felice o un momento difficile: l’importante è che quel libro smuova qualcosa che non sapevamo esistesse dentro di noi.
Ci sentiamo vicini a un personaggio, una frase descrive quello che stiamo vivendo o provando, esprimendo alla perfezione i nostri sentimenti e i nostri pensieri.

Massimo Recalcati, nel suo “A libro aperto” (Feltrinelli), lo spiega nel miglior modo possibile:

“[…] quando leggiamo un libro possiamo fare l’esperienza di sentirci nello stesso tempo letti dal libro che leggiamo. Sicché impariamo qualcosa di chi siamo dal libro che leggiamo perché noi stessi in fondo siamo un libro che attende di essere letto. Anche in questo senso la lettura è un’attività dell’io che però implica sempre l’incidenza dell’inconscio: scopro attraverso il libro una parte di me di cui non avevo conoscenza; vedo attraverso il libro frammenti del mio essere che non avevo mai visto prima; oppure trovo nel libro le parole per dire quello che oscuramente vivevo e pensavo senza essere in grado di nominarlo.
[…] Ma perché accade? Perché in quelle pagine, che come calamite potenti mi hanno catturato, ho trovato qualcosa di me che non sono mai stato in grado di dire né di vedere. Non smettiamo mai di leggere i libri che ci hanno fatto leggere l’enigma che ciascuno di noi è per se stesso. Il libro assume allora la forma di una sonda che fa risuonare il mio stesso inconscio. L’incontro con il libro diventa un ponte che mi consente di incontrare il segreto che abita il mio essere.”

Come mettersi in ascolto

Perché l’incontro di cui parla Recalcati vada a buon fine, come vi dicevo, dobbiamo però essere predisposti all’ascolto. Per quanto mi riguarda, l’unico modo possibile per accogliere i libri che vengono a cercarmi è dedicarmi esclusivamente alle pagine che mi spingono ad andare avanti, che evocano qualcosa, senza accanirmi su testi che non mi appassionano o che addirittura mi infastidiscono per il semplice motivo che “li hanno letti tutti, devo leggerli anche io”.

Negli ultimi tempi ho anche imparato ad abbandonarmi a letture molto distanti dai miei interessi e dalle abitudini acquisite nel tempo (sia in termini di generi che di autori). Devo dire che sta funzionando alla perfezione: sto imparando cose nuove e scoprendo forme narrative e autori che mai avrei pensato potessero entrare a far parte della mia vita. A volte è più difficile, altre meno, ma voglio continuare a farlo in modo tale che i libri che mi stanno ancora cercando possano finalmente riuscire a trovarmi.

E voi che ne pensate? C’è mai stato un libro che è venuto a cercare proprio voi? Siete riusciti a percepire la magia o pensate che si sia trattato soltanto di pura casualità? Sono qui per ascoltare le vostre storie.

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Soundtrack: Queen – Made in heaven